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Nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno sequestrato due petroliere al largo del Venezuela e hanno cercato di abbordarne una terza, come parte di una campagna di pressione per rovesciare il regime del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Da tutt’altra parte, l’Ucraina ha intensificato gli attacchi verso petroliere russe nel mar Baltico, nel mar Nero e anche nel Mediterraneo. Entrambe le operazioni hanno come obiettivo la “flotta fantasma”, ossia l’insieme di navi usate per trasportare e vendere petrolio e gas aggirando le sanzioni internazionali, in modo ben poco trasparente: operano tramite una rete di imbarcazioni, società finanziarie e assicurative create appositamente per rendere complesso tracciare proprietà, rotte e carichi delle navi.
Russia, Iran e Venezuela sono i paesi che usano maggiormente questo sistema per sostenere le proprie economie continuando a vendere grandi quantità di petrolio e gas, destinati principalmente a Cina e India, ma a volte anche ai paesi occidentali che hanno approvato le sanzioni.
La petroliera Boracay, che appartiene alla cosiddetta flotta fantasma russa, il 2 ottobre 2025 sulla costa atlantica francese (AP Photo/Mathieu Pattier)












