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Ultimo aggiornamento: 14:40
Femmina penso, se penso la pace è uno dei versi più intensi di una poesia pubblicata da Edoardo Sanguineti nel 1992, La ballata delle donne. Esprime una storica verità — da Lisistrata a Jane Adams — oggi confutata dalle tre donne alla guida dell’Unione Europea: Von der Leyen, Lagarde e Kallas. In ogni occasione, la prima sollecita il nostro spirito guerriero e ci chiama alle armi. Assieme alla severità delle sanzioni, la seconda auspica una necessaria transizione alla economia di guerra. E l’Alta Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, non ha mai nascosto la nostra volontà di disgregare la Russia; con le buone ma, se necessario, anche con le cattive. Le buone sarebbero il supporto economico, industriale e militare alla Ucraina. Le cattive: un intervento diretto e letale, reso possibile dal riarmo.
Dal 2014, quando il commissario agli esteri era Federica Mogherini, l’Ue ha voltato pagina nei confronti dell’ex Unione Sovietica. Fino ad allora, la Russia era considerata un importante partner economico, incardinata nel ristretto forum dei G8. Senza alcuna consacrazione democratica, tutto è cambiato e dalle parole si passa all’azione. “La disintegrazione della Russia in piccole nazioni non sarebbe cosa cattiva” dichiarava a nome di tutti noi la nostra portavoce, Kallas, un paio di anni fa.






