Sì. Forse no. Anzi sì, dai. No no, non la facciamo più. Collina dice che gli arbitri asiatici sono bravi quindi la facciamo. Prenotate i voli, si fa. No, alla fine niente. Una commedia all’italiana, non solo per questi continui cambi ma perché nel momento in cui sembrava si facesse, sono cominciati gli autoelogi: i pionieri del calcio nazionale all’estero siamo noi! Nel giro di poco ci imiteranno tutti! E invece no, nessuno lo farà perché Milan-Como non si giocherà a Perth. Saltato tutto. Che poi, il fatto che non si giochi laggiù è tutto di guadagnato per la regolarità del campionato. Il problema è come si è arrivati alla decisione, in ritardo e in modo maldestro, dopo aver anticipato (giovedì scorso per voce del presidente di Lega Simonelli in diretta tv) che l’affare era praticamente fatto.

Nel comunicato congiunto della Serie A e del governo della Western Australia non ci sono scuse verso i tifosi di Milan e Como, bensì un dito puntato contro la Confederazione Asiatica (AFC). Si legge: «I piani per ospitare a Perth la prima partita ufficiale di un Campionato europeo fuori dai confini nazionali sono stati annullati a causa dei rischi finanziari che non è stato possibile contenere, delle condizioni di approvazione onerose e delle complicazioni dell’ultimo minuto al di fuori del nostro controllo».