"Sarebbe meglio giocare in Italia.
Se andremo in Australia, ci organizzeremo. In ogni caso, l'importante è che si decida presto". Anche Massimiliano Allegri si aggiunge al coro degli scettici, tra chi in campo ci va, in Italia, a proposito della scelta di far giocare a Perth la partita di campionato Milan-Como.
Le parole del tecnico dei rossoneri sono però il massimo della protesta che la serie A abbia messo in atto, a parte quel "folle" pronunciato dal suo giocatore, Adrien Rabiot, mentre era in ritiro con la Francia: situazione molto diversa dalla Spagna, dove le proteste - anche con uno stop di 15 secondi in partita di molte squadre - hanno spinto la Liga a fermare la trasferta a Miami per Villareal-Barcellona, che era in programma poco prima di Natale.
Anche in Italia, insomma, la serie A dall'altra parte del mondo fa discutere. La Lega calcio non cambia però direzione. Oltre a Urbano Cairo, esplicito, c'è chi è pronto a scommettere sulla perplessità di altri presidenti non direttamente coinvolti, ma da via Rosellini si fa notare che la delibera era stata votata da 20 club su 20. La serie A insomma aspetta per ora solo gli altri via libera necessari, dopo quello - controvoglia - dell'Uefa. Si devono esprimere la Fifa, la federazione asiatica e anche quella dell'Australia. E il quotidiano britannico Guardian, ricordando che due settimane fa Gianni Infantino aveva parlato di "grande rischio" nel far giocare le partite di campionato all'estero, riferisce di 'pressioni esterne' sulla confederazione asiatica per respingere la richiesta italiana.










