Caricamento player

La Corte di Cassazione ha stabilito che è legittimo utilizzare per motivi disciplinari le conversazioni contenute in una chat aziendale perché, diversamente da un generico gruppo su WhatsApp, una chat aziendale è esplicitamente destinata alle comunicazioni di servizio dei dipendenti: è insomma uno strumento di lavoro e non uno spazio per la corrispondenza privata, e come tale può essere acquisita dall’azienda in caso sospetti che sia stato commesso un illecito.

Il caso arrivato in Cassazione aveva a che fare con un dirigente delle risorse umane di Amazon che era stato licenziato nel luglio del 2020 dopo che alcuni rappresentanti dell’azienda avevano letto dei messaggi contenuti nella chat di lavoro. Dalla chat risultava come il dirigente, assunto da circa tre anni in Amazon, avesse cambiato idea rispetto all’assunzione di un corriere: in un primo momento lo aveva valutato positivamente, ma poi aveva deciso di non assumerlo accogliendo le pressioni del collega di un altro ufficio e facendo la sua scelta finale in modo non trasparente. Dalle chat acquisite risultava anche che il dirigente avesse concordato come gestire in modo ostruzionistico le verifiche interne avviate sulla mancata assunzione dagli uffici delle risorse umane.