La Nato entra in una fase cruciale, e pericolosissima, nel contrasto alle operazioni russe in mare, colpendo uno degli strumenti più opachi e strategici di Mosca: la cosiddetta flotta ombra. Tra la Norvegia e il Mar Baltico, l’Alleanza ha intensificato controlli, scorte e intercettazioni contro petroliere e navi sospettate di aggirare le sanzioni e di svolgere attività ibride, dal supporto logistico militare allo spionaggio. Un cambio di passo che segna il passaggio dalla sorveglianza alla deterrenza attiva.

Da tempo la Russia è impegnata in manovre navali nel Mar Baltico che, secondo diverse fonti, avrebbe l’obiettivo di proteggere le proprie navi ombra. La Marina svedese segnala la presenza costante di unità da guerra russe in aree sensibili, oltre all’imbarco di personale in uniforme su petroliere che formalmente battono bandiere straniere ma che, di fatto, sarebbero controllate da Mosca. Già in autunno erano emerse indiscrezioni sulla presenza di militari a bordo di queste navi, rilanciate anche dal quotidiano danese Danwatch. Ora Stoccolma conferma di disporre di informazioni analoghe, che parlano di personale armato e in uniforme riconducibile a società di sicurezza private. "Abbiamo visto e ricevuto informazioni secondo cui a bordo di alcune di queste navi della flotta ombra c'è personale in uniforme", afferma il capo delle operazioni della Marina, Marko Petkovic. Secondo un’inchiesta della Cnn, sulle stesse imbarcazioni opererebbero anche agenti russi incaricati di monitorare da vicino le acque europee, affiancati da mercenari con trascorsi nel gruppo Wagner. I servizi di intelligence occidentali e ucraini ritengono che personale legato agli apparati militari e di sicurezza di Mosca abbia svolto attività di spionaggio in modo clandestino, sfruttando le navi che trasportano petrolio russo.