Una petroliera in navigazione nel Mar Baltico è in avaria, forse a causa della scarsa manutenzione. I serbatoi della nave subiscono danneggiamenti, forse a causa del maltempo, forse per un errore dell’equipaggio, o forse per un preciso ordine di autosabotaggio. Il petrolio si riversa in mare; la macchia contamina le acque e si estende fino alle rive degli stati costieri, ma per questo disastro ecologico nessun Paese può avanzare richieste di risarcimento, perché la nave viaggia con una bandiera fasulla, senza una vera proprietà e priva di copertura assicurativa.
La petroliera fa parte della flotta fantasma russa. È questo, secondo i ministeri degli Esteri di Polonia ed Estonia, l’ultimo scenario di crisi sul quale stanno lavorando le agenzie di intelligence dei Paesi che si affacciano sul Baltico, dopo il sabotaggio del gasdotto North Stream, i tagli e i danneggiamenti dei cavi sottomarini iniziati nel 2023, e i voli di droni non identificati che dai primi di settembre hanno paralizzato per giorni numerosi aeroporti della zona.
Il disastro ecologico, insomma, potrebbe presto diventare la nuova frontiera della guerra ibrida. «Non ci vogliono molte navi per suscitare allarme: per provocare una catastrofe ecologica ne basta una sola», dice al Sole 24 Ore Kerli Veski, viceministro degli Esteri dell’Estonia. «Ecco perché l’elusione delle regole marittime internazionali, per noi, rappresenta una nuova forma di rischio ambientale».






