Prima era l’avvelenamento da funghi (dovremmo chiudere allora tutti gli asili dove si verificano casi di intossicazione alimentare?), adesso è che hanno paura del sapone e cambiano i vestiti solo una volta a settimana. L’avventura dei bimbi del bosco è tutt’altro che chiusa: i genitori si sono mostrati accomodanti, hanno cambiato abitazione, sono meno loquaci. Ma non basta. I figli restano nella casa famiglia. In tanto chiasso social e mediatico che si è fatto su questa vicenda spicca l’ostinazione con cui Avs – cioè la sinistra-sinistra del campo largo che vorrebbe governare l’Italia – difende la separazione tra genitori e figli. Dietro questa posizione, che in generale appartiene alla sinistra tutta, ci sono ragioni culturali profonde. Significa che la destra sta con la famiglia e la sinistra con lo Stato? Il tema è più complesso. Come ha giustamente fatto notare la scrittrice Francesca Serra partecipando al convegno “Figli di un dio minore” in cui si è dibattuto della famiglia nel bosco alla radice del caso «troviamo ciò che Alice Miller ha definito pedagogia nera: un modello educativo fondato sul controllo, sulla normalizzazione forzata, sull’idea che il bene del minore coincida sempre con l’obbedienza ad un ordine esterno. Una pedagogia che, nel tempo, si è introiettata nella burocrazia, diventando automatismo amministrativo».
Odiano la famiglia per statalizzare i figli | Libero Quotidiano.it
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