Ventuno stagioni ed un totale di 340 Gran premi di Formula Uno disputati: Gian Carlo Minardi ha dedicato la vita ad un sogno che, nonostante la scuderia Minardi abbia chiuso i battenti alla fine del 2005, continua a portare in giro nei racconti che divertono ed appassionano fan di ogni età.
Venerdì sera Minardi è stato ospite dello Scuderia Ferrari club Rovigo alla sala Gran Guardia nel pieno centro del capoluogo grazie al patrocinio di palazzo Nodari e dell'Aci provinciale, al quale ha presenziato sul finale anche il sindaco di Rovigo Valeria Cittadin.
Dopo i doverosi saluti iniziali, Minardi ha cominciato un viaggio nei ricordi, raccontando un circus di gladiatori, distante anni luce dalla modernità che si respira oggigiorno nei paddock di tutto il mondo. «A 18 anni volevo fare il pilota - è la prima di una serie di ammissioni da parte di Minardi -, ma non ero portato. Nel 1972 presi il comando della Scuderia del Passatore, vincendo il campionato di Formula Italia con Giancarlo Martini l'anno successivo per poi passare in Formula 2 nel 1974».
In quegli anni, Minardi ebbe la fortuna di conoscere l'ingegnere Enzo Ferrari. «Quando venni convocato da Luca Cordero di Montezemolo per incontrare Ferrari, era come toccare il cielo con un dito. Da lì cominciò una collaborazione che continuò fino al 1988, fummo i primi ad avere i motori Ferrari da clienti». Dopo diverse stagioni di F2 ed una vittoria con Michele Alboreto sul circuito di Misano, arrivò il grande salto in F1 non senza diverse difficoltà. «La macchina per il 1985 avrebbe dovuto montare motori Alfa Romeo, ma a settembre del 1984 si tirarono indietro. Così decidemmo di sviluppare il nostro motore turbo da sei cilindri anche se, alla presentazione, non avevamo nemmeno la certezza che si sarebbe acceso».







