Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 8:08
Negli ultimi giorni è tornato di prepotenza sotto ai riflettori il tema di una possibile adesione dell’Ucraina alla Nato. Nelle stesse ore, anche in una regione ben diversa dall’Europa dell’Est ma che comunque “gode” della grande attenzione che le riserva Mosca, l’Alleanza Atlantica è stata causa di tensioni. Il Kazakistan, gigante centro asiatico che condivide con la Russia il secondo confine terrestre più lungo al mondo dopo quello tra Stati Uniti e Canada, avrebbe infatti lanciato un progetto che prevede investimenti per un miliardo di dollari per mettere a regime quattro fabbriche di munizioni e di artiglieria varia conformi sia agli standard “tradizionali” sia a quelli Nato. L’orizzonte temporale è a breve termine, considerando che il primo impianto entrerà in funzione nel 2027.
L’obiettivo della repubblica asiatica è chiaro, ossia affrancarsi dalla dipendenza dall’eredità sovietica e dalle forniture estere, quelle della Russia su tutte, in campo militare. D’altronde sono state direttamente delle fonti dell’esercito kazaco a definire a chiare lettere il quadro. Secondo quanto riportato da alcuni media internazionali in lingua russa, alcuni ufficiali delle forze armate di Astana avrebbero sottolineato la necessità di sviluppare un piano di ammodernamento per garantire la sicurezza nazionale in un contesto internazionale così mutevole. In quell’area di mondo si tratta di un riferimento che non può che tirare in ballo il sempre più ingombrante vicino settentrionale. Il ministero della Difesa kazaco ha negato blandamente le indiscrezioni, sostenendo che il progetto non è pensato in contrapposizione a nessun paese.







