Da giovedì, quando il centro sociale Askatasuna è stato murato e tolto agli antagonisti e le strade sono diventate teatro di una guerriglia urbana fra attivisti e forze dell’ordine, Vanchiglia è un quartiere spettrale. I negozi sono vuoti, il fatturato è azzerato. «Ci hanno rovinato il weekend pre-natalizio, in cui in genere facciamo il 40% dell’intero fatturato», dicono i commercianti che, in queste ore, invadono di segnalazioni le chat Whatsapp e le mail delle associazioni di categoria.
«Ma proprio a Natale dovevano fare quest’operazione?», si lamentava sabato una fioraia all’incrocio con via Napione, dov’è passato il corteo degli antagonisti. La saracinesca semi abbassata, mentre nel quartiere militarizzato da tre giorni i poliziotti erano intenti ad azionare gli idranti e i militanti a lanciare pietre, mattoni, e intanto fuochi d’artificio non di festa illuminavano il cielo.
All’indomani del corteo, ciò che resta è la conta dei danni: più in termini di vendite e d’immagine della città, che materiali. Certo, ci sono stati una serie di cassonetti dati alle fiamme e distrutti che saranno da sistemare o riacquistare del valore di qualche migliaio di euro in totale. Nessuno invece questa volta sembra avere parlato di vetrine rotte dei negozi, almeno fino a ora. I negozianti di Vanchiglia lamentano casse vuote e perdite dall’80 al 100% dell’incasso rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per i colleghi delle vie limitrofe – via Po, piazza Vittorio – le perdite si attestano attorno al 50%.













