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20 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 18:02
“Niente sarà come più come prima, il campo è stato tracciato. Chi con noi continua a volere un presente e un futuro diversi sa che la partita non è finita, ma solo iniziata”. Era la promessa via social degli autonomi del centro sociale Askatasuna, il giorno dopo lo sgombero per l’assalto squadrista alla sede della Stampa e alla vigilia del corteo da bollino rosso per l’ordine pubblico a Torino, nell’ultimo sabato di shopping natalizio. E il corteo si è infatti trasformato bene presto in scontro con le forze dell’ordine. Oltre duemila persone, tra giovani, famiglie e residenti del quartiere Vanchiglia, sono partite da Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, scandendo slogan come “Askatasuna vuol dire libertà, nessuno ci fermerà e “guai a chi ci tocca”. Delegazioni sono arrivate anche da Milano, Genova e dal Nord-Est, con bandiere No Tav e della Palestina.
A capo della manifestazione un gruppo di persone incappucciate ha tentato di sfondare il cordone della polizia lanciando bottiglie, oggetti e bombe carta. Le forze dell’ordine hanno risposto con idranti e lacrimogeni, mentre si sono registrate cariche con manganellate e colpi di bastone da parte dei manifestanti. Alcuni cassonetti sono stati dati alle fiamme come barricata in Corso Regina Margherita, e sono stati lanciati fuochi d’artificio e grossi sassi contro i reparti mobili della polizia, che hanno reagito con ulteriore uso di lacrimogeni. “Andiamo avanti fino alla vittoria sempre dalla parte dell’Askatasuna. È il momento di mandare un segnale chiaro a questo governo militare che ha paura di noi” le parole iniziali pronunciate al microfono per aprire il corteo. Dopo le violenze il corteo è ripartito. Lungo il percorso cartelloni e pali della segnaletica stradale sono stati divelti.














