«Come viviamo? Blindati. Guardi qui fuori». Massimo Fiume esce dall’ottica che porta il suo nome, un negozio che aperto in Vanchiglia quarant’anni fa. «Un Natale così - dice - non l’avevo mai visto». Indica le camionette della polizia distanti una decina di metri dalla porta della sua attività. Nessuno può passare da questo lato di via Santa Giulia. «Per tutta la giornata ho visto ben pochi clienti - racconta Fiume, che nel pomeriggio ha ancora indosso il camice bianco - Non sono venuti un po’ per paura e un po’ perché non sanno dove passare: qui le strade sono bloccate».
Se la città inascoltata paga il prezzo più alto
Il quartiere assediato
Ecco qui Vanchiglia. Un quartiere nel centro della città che da giorni vive nell’incertezza, con i lampeggianti delle forze dell’ordine a ogni angolo. Strade bloccate all’improvviso, scuole chiuse, bar e ristoranti con una serranda abbassata e l’altra sollevata a pochi giorni da Natale. È il quartiere che per quasi trent’anni ha convissuto con Askatasuna. Il centro sociale che, raccontano i residenti, organizzava feste, laboratori, cinema. Ma è anche il palazzone di corso Regina 47, casa di lotte dalla Tav a Gaza, che per gli investigatori è la regia dietro alle manifestazioni finite con violenza. L’assalto alle Ogr, alla Leonardo, alle stazioni, alla redazione de La Stampa.










