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Sul set di Avatar 3 – Fuoco e cenere non c’era quasi nulla se non gli attori. Per girare una delle molte scene che coinvolgono la razza aliena Na’vi sul pianeta Pandora non sono state usate scenografie, né costumi o trucco. Gli unici elementi fisici, oltre agli attori, erano alcuni oggetti di scena, come un bastone, un frammento di astronave, un tronco d’albero finto o una struttura che simula una creatura digitale, usati per appoggiarsi, salirci sopra o come punti di riferimento.
In questo ambiente James Cameron, regista, sceneggiatore e ideatore del progetto, sostiene di aver girato Avatar 2 e Avatar 3 insieme, per diciotto mesi, quando solitamente per un film ne servono due o tre. Per questo si arrabbia moltissimo quando dei suoi film si dice che sono «fatti dai computer».
In occasione dell’uscita mondiale del terzo film della serie, questa settimana, Cameron ha parlato quasi esclusivamente di questo. L’associazione sempre più frequente tra immagini realizzate al computer e immagini generate dall’intelligenza artificiale lo ha reso necessario, dice. Fin dal primo Avatar infatti, nel 2009, il processo di produzione di questi film è stato l’opposto dell’intelligenza artificiale: un lungo e minuzioso lavoro umano, che utilizza il computer come strumento. Al punto che Cameron ha addirittura girato un documentario in due parti su come ha fatto questi film, pubblicato su Disney+.















