«Guai a cercare di mettere il bavaglio alla stampa. Assaltare un giornale è roba che accadeva ai tempi del nazismo». Lo ha detto oggi a Torino il vicepremier Antonio Tajani prima della sua visita alla redazione del quotidiano La Stampa, dove ha portato la sua solidarietà per il raid antagonista dello scorso fine novembre.

Poi, sulla trattativa che riguarda la vendita del gruppo Gedi: «Io sono per il libero mercato. Mi auguro sempre, comunque, che la proprietà rimanga in mani italiane». Lo ha detto il vicepremier Antonio Tajani oggi a Torino in merito alle notizie sulla vendita del quotidiano La Stampa. L'occasione è stata la visita alla redazione come segno di solidarietà per il raid antagonista dello scorso fine novembre. «L'importante - ha poi sottolineato - è che non si perdano posti di lavoro».

Il vicepremier è poi intervenuto sullo sgombero di Askatasuna e sugli scontri che hanno caratterizzato il pomeriggio di oggi, con una Torino blindata. «Io credo che non ci sia libertà senza legalità, quando si violano le leggi della Repubblica, il governo, in nome dello Stato si ha il dovere di ripristinare la legalità: questo centro sociale notoriamente è stato portatore di violenza e la dimostrazione migliore della giustizia della chiusura è la reazione che c’è stata. Erano violenti e stanno dimostrando di essere violenti, non hanno mai trattato: la risposta è aggredire poliziotti, carabinieri, mettere a ferro a fuoco il centro di Torino, questa è la risposta. Quindi vuol dire che il ministro Piantedosi ha fatto benissimo e ha tutto il mio sostegno. Detto questo – continua - ognuno in democrazia ha il diritto di esprimere le proprie idee, anche di difendere l'anarchismo, ma difendere l'anarchismo da un punto di vista teorico, nei dibattiti, manifestando anche per strada. Si può anche manifestare con la bandiera anarchica, ma se poi questa manifestazione si trasforma in atto violento, questo è inaccettabile». Poi, l’ultimo attacco: «Ricordo sempre che questi sono figli di papà che se la prendono con i figli del popolo, che stanno lì a mantenere la libertà, a difendere la democrazia e la sicurezza dei cittadini».