Guardi un partito che si rinnova e leggi tanto altro: il momento della città e quello del centrosinistra, i rapporti tra chi sta dentro e con chi sta fuori, i conti con il passato e un futuro prossimo che più che il 2026 alle porte punta il 2027, l’anno delle prossime elezioni nazionali. Ecco perché il congresso del Pd genovese, celebrato oggi nelle sale (piene) del Sivori, vale già di più di un semplice cambio al vertice di una federazione locale: passa Simone D’Angelo, il segretario della riconquista del Comune dopo otto anni di centrodestra, entra Francesco Tognoni, l’erede unitario cui spetterà gestire i passi di un partito tornato di governo.
(bussalino)
Più che un passaggio formale un’analisi della vittoria, dopo anni di tonfi elettorali, dove a dare i contorni della sfida che verrà sono i messaggi incrociati della discussione in assemblea. Tra chi chiarisce «Ora governiamo, servono soluzioni», e chi mette in guardia: «Il ruolo del Pd non si potrà esaurire nell’amministrazione». A dimostrazione di come la rotta, insomma, non potrà che passare nel mezzo.
(bussalino)
Dopo il percorso congressuale dell’ultimo mese e la “benedizione” della segretaria nazionale Elly Schlein, le «lotte guida» proiettate sul rosso del maxischermo, «il lavoro» e «la pace», il senso di un mandato lo dà per primo Tognoni, davanti all’intera comunità dem: parlamentari e consiglieri, eletti e segretari di circolo, Roberta Pinotti e Sergio Cofferati, memorie storiche come Mario Tullo e Mario Margini.







