Finisce oggi, nel Pd genovese, l’era della segreteria di Simone D’Angelo. Il passaggio di consegne con il suo successore Francesco Tognoni è attesa solo per fine mese, con la fine del percorso congressuale, ma già questo pomeriggio (al Sivori alle 18) il segretario dem uscente saluterà il cambio di fase con un incontro pubblico. Insieme a lui Andrea Orlando e la sindaca Silvia Salis, sul palco i temi di quattro anni di mandato: dalla riconquista di Genova dopo otto anni di centrodestra alle sfide del ritorno al governo della città.

Segretario, quattro anni, un tempo che in politica vale un’eternità. Qual è l’immagine che riassume questo percorso?

«Più che un’immagine di questi quattro anni, ne sceglierei una leggermente precedente: i fischi agli esponenti del Pd ai funerali delle vittime del crollo del Ponte Morandi. Era il 2018, ma racconta bene da dove siamo ripartiti: da un rapporto compromesso con la città. Oggi il Pd è tornato prima forza, ha vinto le comunali, è cresciuto ovunque, soprattutto nei quartieri più segnati dalle disuguaglianze. Questo è stato il nostro riscatto collettivo».

Cosa lascia al partito e alla comunità politica genovese?

«La consapevolezza che per rappresentare qualcuno bisogna parlare un linguaggio chiaro ed esprimere contenuti netti. I bisogni di oggi sono radicali, e la sinistra non può più illudersi di rappresentare tutti, arrivando per questo a snaturare sé stessa: quando ci prova, finisce per non rappresentare più nessuno. A Genova abbiamo scelto di rimettere al centro una linea politica riconoscibile».