Il prossimo anno, il 2026, sarà un anno di sfida per chi emette debito pubblico. Sui mercati ci sarà più “traffico” del solito. Dalla Germania, che dovrà collocare molti più bund per finanziare il suo piano per la Difesa e per le infrastrutture, fino agli Stati Uniti, con il loro deficit crescente. Ma il ministero dell'Economia italiano, tra i più grandi emittenti al mondo, nelle sue linee guida della gestione del debito pubblico del 2026, ostenta una certa tranquillità. Anche perché il 2025 si è chiuso decisamente bene. Quest'anno il costo medio all'emissione dei Bot e dei Btp è sceso al 2,75 per cento, rispetto al 3,40 per cento dell'anno scorso. Effetto del calo dei tassi della Bce e dell'ottimo andamento dello spread, e quindi del premio chiesto dagli investitori, ormai costantemente sotto i 70 punti base rispetto ai bund tedeschi. Il costo medio del debito, calcolato come rapporto tra lo stock del debito delle pubbliche amministrazioni e gli interessi pagati, è stato del 2,97 per cento. Nel corso dell'anno sono state effettuate emissioni di titoli a medio e lungo termine per 380 miliardi e di Bpt per poco meno di 170 miliardi di euro. La vita media del debito italiano è leggermente scesa, da 7 a 6,92 anni. Il prossimo anno, secondo le stime del Tesoro, saranno collocati sul mercato titoli a medio e lungo termine tra i 350 ei 365 miliardi di euro.
Btp meno cari per lo Stato, nel 2026 nuovi titoli retail: cosa cambia per i risparmiatori
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