C’è chi la adora e chi la odia. E’ trasparente, adattabile, facile, rende tutto scintillante. E’ super-instagrammabile. E sta tornando di moda: come titolava giorni fa l’autorevole quotidiano britannico The Guardian, nell’articolo di Tim Dowling “Jelly is back!”. La gelatina è tornata. Nota da millenni, immancabile nei buffet di decenni fa, poi abbandonata a beneficio di letture minimaliste della tavola, adesso impazza sui social, anche al di là dell’Oceano. “Dilaga su Tiktok e Instagram, ma sarà sempre buona quanto è bella?”, si chiede il Guardian. Che però sentenzia: “In fondo, nell’era di Instagram, è così fotogenica che chissenefrega del sapore”. E ha buon gioco, nota il New York Times, “in un’epoca in cui gli chef sono pressati dalla necessità di generare immagini virali, ma la gastronomia molecolare è superata”.

Prediletta un tempo come fonte economica di proteine, onorata dalle grandi cucine (fu Antonin Carème a inventare l’aspic), amatissima dai ’50 agli ’80 per patinare le preparazioni più complesse nei pomposi menu di alberghi o ricevimenti, è entrata poi nell’uso popolare per dare lustro alle composizioni. A un certo punto è quasi sparita. Ed ecco la rinascita. In Inghilterra, dove il genere piace parecchio, realtà come Bompas & Parr sono riferimenti di culto: nel corner da Harrods hanno appena realizzato una gelatina che riproduce la cattedrale di St. Paul. Le vendite di gelatina pronta sono più che quintuplicate negli ultimi due anni e cresce la febbre degli stampi vintage per creare forme armoniose. Ma anche da noi la tremolante regina delle feste riconquista il suo trono, dopo avvisaglie varie, tra cui due anni fa la partenza di Masterchef con dieci gelatine di cui si dovevano indovinare i gusti.