"Se qualcuno della famiglia Berlusconi vuole candidarsi, se qualcuno vuole impegnarsi in politica, benissimo. Io nella vita ho avuto tutto, non sono attaccato alla poltrona". Antonio Tajani lo dice con tono pacato, non polemico, ripetendo più volte di essere aperto "al confronto, alla discussione", non ai ruoli. E però, quando lo dice, al Tempio di Adriano, dove si svolge la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa, Finimondo, edito da Mondadori, cala il gelo.

Perché il sottotesto del leader di Forza Italia è: cari Pier Silvio e Marina, anziché lanciare attacchi verbali al sottoscritto, chiedendo rinnovamento o magari strizzando l’occhio a possibili nuovi volti (Roberto Occhiuto), impegnatevi direttamente, misuratevi sui voti. E poi vediamo. Tajani difende la sua storia, la passione per gli ideali rappresentati da Forza Italia, il lavoro fatto dopo la morte del fondatore, Silvio Berlusconi. "Mi sento gratificato per le mie battaglie politiche, più che per gli incarichi".

Tra le righe, però, si sente che è punto sul vivo: "Se mi vogliono come guida, bene, sennò, se c'è il signor Francesco più bravo di me, benissimo. Si faccia avanti". Massimo Franco, firma del Corriere della Sera, lo interrompe e, alludendo a Occhiuto o forse a Pier Silvio: "Scusi Tajani, il signor Francesco chi è?". Tajani non sorride e chiarisce: "Se qualcuno della famiglia Berlusconi si vuole candidare ben venga. Mi interessa che vincano le idee per cui mi batto a quando avevo 12 anni: se un componente della famiglia Berlusconi ne è il miglior interprete, benissimo. L’importante è che ci sia un confronto, io sono favorevolissimo, solo così escono le facce nuove". Rivendica, poi, i risultati raggiunti da FI: la crescita del tesseramento, l’aumento di consiglieri comunali e regionali. "La crescita è costante perché abbiamo aperto il partito e lo abbiamo fatto contendibile".