Antonio Tajani è pronto a cedere lo scettro di Forza Italia al "signor Francesco o Giovanni, Mario o un altro", a condizione che "sia più bravo di me" e che "vinca il congresso" puntando sui contenuti.

Perché, rivendica il forzista, "è così che escono facce nuove". Il segretario azzurro mostra fair play, ma in due battute sembra tradirsi. Replica così implicitamente sia a Roberto Occhiuto, il suo vice che ha provato a sfidarlo intestandosi una "svolta liberale", sia a Pier Silvio Berlusconi che di recente ha invocato uno svecchiamento del partito. E ovviamente nei confronti degli eredi del Cavaliere, ribadisce che le braccia sono "aperte" se volessero scendere in campo perché "loro sono amici, ci sentiamo sempre".

Tajani prova a tracciare il futuro del suo partito alla corte di Bruno Vespa che, per la presentazione del suo ultimo libro "Finimondo", torna al Tempio di Adriano a Roma. Accanto all'autore e oltre al vicepremier, il leader di Azione, Carlo Calenda. Scelta non casuale, secondo alcuni. L'ipotesi di un avvicinamento al centrodestra dell'ex ministro circola da un bel po'. In mattinata era stato Raffaele Nevi, portavoce di FI, a sdoganare la novità: "Per il voto delle Politiche siamo aperti al 100% ad aggregare chi condivide i nostri valori, compresa Azione se ci fossero le condizioni". Ma in serata Calenda spegne gli entusiasmi: "Noi siamo nel posto dove ci hanno messo gli elettori. Siamo liberali e stiamo al centro". E ribadisce: "Azione starà dove sta", mentre perfidamente nega ogni chance di leadership a Occhiuto: "Non l'ho sostenuto".