Alla fine la rivoluzione di Antonio Tajani — che in qualche modo di rivoluzione si tratta, perché per la prima volta i potenti coordinatori regionali di Forza Italia saranno votati dagli iscritti e non scelti dal capo — passa in consiglio nazionale all’unanimità.

Quelli che erano stati mugugni o schieramenti che pure si stavano formando vengono tacitati o fermati dall’intervento del segretario ma anche della famiglia Berlusconi. Il primo ha rivendicato i temi forti che gli azzurri porteranno avanti: le battaglie per la sanità, per salari «meno mediocri» grazie al taglio delle tasse, per lo ius scholae perché «vogliamo chi va a scuola e non maranza», per una legge elettorale «proporzionale», naturalmente per la giustizia e con la promessa che finirà l’era dei «signori delle tessere».