Per la prima volta in oltre trent’anni di storia, Forza Italia avrà dei congressi regionali, e in ogni regione il segretario locale sarà eletto dalla base. Inoltre, per votare al congresso nazionale, servirà essere stati tesserati nei due anni precedenti. Antonio Tajani ottiene l’approvazione unanime di queste modifiche statutarie, per dare «più democrazia» alla struttura del partito, per avere «più politica, più sostanza e meno pettegolezzi», e «evitare» il fenomeno dei «signori delle tessere». La svolta sancita dal Consiglio nazionale arriva a nemmeno venti giorni dalle parole di Pier Silvio Berlusconi, che hanno creato non poche fibrillazioni fra gli azzurri, forse accelerando il processo dentro FI, che insiste sul suo ruolo di polo d’attrazione per moderati e, in vista delle elezioni politiche, rilancia sulla necessità di tornare al proporzionale.
In questi giorni, a quanto si apprende, è in particolare Marina Berlusconi a prodigarsi per garantire il massimo equilibrio e il pieno allineamento nei rapporti tra la famiglia e il partito. Il contatto con Tajani è costante, viene spiegato, così come gli incontri e le telefonate con i dirigenti azzurri. Suo fratello Pier Silvio, il 9 luglio, aveva sottolineato la necessità di «apertura, di visione del futuro». Parole ricorrenti nei commenti degli azzurri (per la verità solo dei fedelissimi del segretario) sull’esito del Consiglio nazionale. Una riunione aperta dalla relazione di Tajani, che in veste di segretario nazionale indica l’obiettivo del 20% alle Politiche, crescendo nei consensi sin dalle Regionali.












