Ribadita la volontà di andare avanti sulle battaglie della giustizia, con il referendum sulla separazione delle carriere alle porte («pur a fronte di vicende come quella di Milano, noi mai chiederemo dimissioni o arresti», un altro inciso), e del fisco, per una riforma dell'Irpef da inserire nella legge di bilancio, focus anche sul tema dei diritti. Per smentire, tra l'altro, chi ritiene che FI sia un partito confessionale: sul tema delicato del fine vita, ad esempio, massima libertà di coscienza. E barra dritta sul dossier della cittadinanza: anche se da più parti si sostiene che non ci siano margini per approvare lo "ius Italiae", l'obiettivo è rilanciare la legge, perché «io - ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri - i maranza non li voglio», la norma presentata «è più severa di quella che c'è in vigore oggi: perché la cittadinanza italiana non è una barzelletta».

Due giorni fa, in una cena organizzata prima della pausa estiva, Tajani ha avvisato tutti con un discorso che ripete da tempo: «Siamo sopravvissuti, in tanti ci davano per morti. Ma ora dobbiamo darci una mossa, siamo in campagna elettorale». Poi tramite il documento presentato al Consiglio nazionale ha ribadito la collocazione del partito che deve essere «il centro di gravità permanente della politica italiana»: grazie a Forza Italia «in Italia non hanno preso piede fenomeni di destra antiliberale e antioccidentale come quelli che stanno crescendo in maniera preoccupante in molti paesi europei», FI è «l'unica forza politica che può rappresentare con idee innovative e numeri credibili l'Italia produttiva, laboriosa, che alla politica chiede fatti e non slogan, che vuole essere lasciata libera di lavorare e fare impresa». Ed ancora: «È il soggetto trainante, nella maggioranza, dei principi garantisti che il governo e il Parlamento stanno traducendo in atti concreti», è il partito che «garantisce le idee e gli interessi dei moderati, dei cattolici, dei liberali, dei riformisti. La svolta a sinistra del Pd e l'inseguimento con Movimento Cinque Stelle, Alleanza Verdi Sinistra nello scavalcarsi l'un l'altro inseguendo posizioni sempre più oltranziste, rendono il ruolo dei moderati della coalizione progressista marginale e contraddittorio».