Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si cucina. La quindicesima edizione di Masterchef ha preso il via con quattro puntate dedicate ai casting, i live cooking alla fine dei quali la classe si è formata. Venti grembiuli bianchi che offrono uno spaccato sulla società di oggi: c’è un rappresentante della minoranza linguistica Arbereshe, la “nipote d’arte” con un nonno ex chef in un ristorante stellato in Inghilterra, c’è il dentista che vuole cambiare vita, e il giovane “nerd” che vede nella cucina un’occasione per uscire di casa. Storie, vite, racconti che si preannunciano succosi per le puntate a venire.
La macchina è ormai ben oliata e non potrebbe funzionare senza i tre giudici. Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, rappresentano l’ingranaggio perfetto, alternandosi, di live cooking in live cooking, in poliziotto buono e poliziotto cattivo. Per queste prime quattro puntate ad accompagnarli, è stata la chef Chiara Pavan (già molto presente nella passata edizione) che ha guidato gli aspiranti chef nel “dietro le quinte” con un’attenzione particolare al “no spreco”, filosofia che ormai da anni fa da padrona nel programma.
I live cooking, chi è fan del programma lo sa, servono sicuramente per assegnare i grembiuli (bianco per chi entra direttamente in masterclass, grigio per chi deve ancora affrontare un test di creatività) ma anche per ridere. E proprio le risate nell’ultima puntata andata in onda giovedì 18 dicembre, che ha totalizzato una total audience di 677mila spettatori medi con il 3,5% di share, non sono mancate.








