Matteo Salvini ha tutto il diritto, per carità, anche nei toni enfatici che possono non piacere a qualche schifiltoso, di rivendicare il merito di avere esercitato la doverosa “difesa dei confini nazionali”. Dove non esistono postazioni di pubblici ministeri o giudici. È il suo commento alla conclusione ora definitivamente assolutoria della lunga vicenda giudiziaria seguita al cervellotico sequestro di persone contestatogli per avere ostacolato più di sei anni fa lo sbarco in Italia degli immigrati clandestini trasportati dalla nave spagnola Open arms, braccia aperte in inglese. Che ai porti spagnoli, appunto, aveva deciso di preferire quelle siciliane solo perché più vicine, a prescindere dalle regole italiane. Salvini era allora vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno del primo dei due governi presieduti da Giuseppe Conte a 5 Stelle, diciamo così.

Uno che viene ancora considerato dai suoi tifosi il capo di governo più bravo d’Italia dopo la buonanima di Carlo Benso conte, al minuscolo, di Cavour. Pensate un po’ quanti anni, fra Monarchia e Repubblica, l’Italia ha dovuto aspettare per avere questa fortuna. In tanti, ingrati che siamo, non ce ne rendiamo ancora conto. Anzi, non ci piace per niente la prospettiva di vederlo tornare a Palazzo Chigi, se e quando Giorgia Meloni ne uscirà sconfitta dall’alternativa di sinistra che è un po’ come l’Araba fenice. Che ci sia tutti lo dicono da sinistra, e anche dai cespugli o dalle appendici moderate che Goffredo Bettini vorrebbe sistemare in una tenda nel fantomatico “campo largo”, ma dove sia esattamente nessuno sa. Neppure Conte, che infatti non si lascia scappare occasione per ribadire che lui non è né si sente alleato di nessuno, libero ormai anche dal fantasma di Gianroberto Casaleggio e dalle invettive di Beppe Grillo. Adesso Salvini, per tornare a lui, è ministro delle Infrastrutture, anziché dell’Interno, dove la guida è toccata al suo capo di gabinetto di allora, Matteo Piantedosi. Che il mio amico Piero Sansonetti avrebbe voluto vedere processare, e magari condannare, al posto di Salvini, come ha scritto sull’Unità.