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Ultimo aggiornamento: 7:10
di Claudia De Martino
Il 9 ottobre Israele e Hamas hanno firmato un accordo di cessate il fuoco limitato, che riguardava la prima fase del piano di Trump: il rilascio degli ostaggi e dei prigionieri, la cessazione delle ostilità, il ritiro parziale di Israele e un aumento degli aiuti umanitari nella Striscia. Il piano di Trump è stato poi approvato in un altro documento, la risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 17 novembre, che ha autorizzato un governo transitorio e una forza internazionale di stabilizzazione a Gaza. Tale piano dovrebbe coincidere con la cosiddetta “fase 2”, che, però, stenta molto a decollare.
Dall’ottobre scorso, infatti, sia Hamas che Israele hanno ripetutamente violato il fragile cessate il fuoco, uccidendo rispettivamente 3 e 400 persone, e Israele ha proseguito con i suoi “omicidi mirati” di capi dell’organizzazione. Tuttavia, per quanto grave, non è la continua scia di vittime a mettere a repentaglio il piano di pace di Trump, ma piuttosto il disaccordo di fondo sugli obiettivi della pacificazione, che sembrano restare troppo distanti tra le parti.







