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Ultimo aggiornamento: 19:43

La prima disciplina delle Olimpiadi invernali 2026 fu la corsa ad accaparrarsi un posto di lavoro ben remunerato. “Ogni settimana arrivavano pacchi di curriculum… Politici, non politici, imprenditori, amici, figlio, cugino, chiunque c’aveva qualcuno da portarmi”, ha raccontato ai pm l’ex ad della Fondazione Milano-Cortina, Vincenzo Novari. Al termine delle indagini, sono ben 35 le assunzioni individuate, quelle che avrebbero risposto a “malsani fenomeni di favoritismo, nepotismo o clientelari“. Eppure, non c’è nessun reato. Il motivo? Perché l’abuso d’ufficio “non è più previsto dalle legge come reato”. Con questa motivazione la Procura di Milano ha dovuto archiviare l’inchiesta sulle cosiddette assunzioni vip della Fondazione Milano Cortina 2026, l’ente organizzatore delle prossime Olimpiadi invernali. Tra di loro, figurano nomi altisonanti: da Lorenzo Cochis La Russa, figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa, fino a Livia Draghi, nipote dell’ex premier e presidente della Bce Mario Draghi.

Il fascicolo contro ignoti è uno dei tre filoni dell’inchiesta complessiva sugli appalti olimpici, che riguarda anche la corruzione e turbativa per le gare della cybersicurezza (gli atti sono alla Consulta sulla natura pubblica o privata dell’ente) e i rapporti di fatturazione tra Deloitte e Fondazione Milano-Cortina. Tra gli indagati c’è anche l’ex ad Novari. Gli atti dell’inchiesta sulle assunzioni vip sono comunque stati trasmessi dai pm milanesi alla Corte dei Conti per valutare eventuali danni erariali. Mentre sulla richiesta di archiviazione dovrà esprimersi ora la gip di Milano, Patrizia Nobile, dopo aver letto le 92 pagine firmate dai pm Francesco Cajani e Alessandro Gobbis con l’aggiunta Tiziana Siciliano.