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L'infermiera, di religione ortodossa, ha spiegato di aver scelto l'Italia anni fa perché non era un Paese estremista, "ma ho l’impressione che, lentamente, le cose stiano cambiando in peggio"

Emerge con sempre maggiore forza che molte delle decisioni assunte dalle scuole non trovano la concordanza dei genitori, spesso esclusi dal potere decisionale, anche quando si tratta di scuola materna o elementare. L'ultimo esempio lampante arriva da Reggio Emilia e il caso è sempre quello del canto di Natale senza Gesù Bambino, che non ha trovato d'accordo gran parte del Paese ma nemmeno gran parte delle famiglie interessate, stando a quanto emerge dalle testimonianze che si stanno susseguendo.

Una di queste l'ha raccolta Il Resto del Carlino, che ha intervistato Natalia Dita, un'infermiera originaria della Moldavia, che vive in Italia ormai da tanti anni e che qui ha scelto di far crescere la propria famiglia. "Non so a chi sia venuta l’idea di togliere il nome di Gesù dai canti di Natale, ma quando l’ho saputo dalla chat di classe sono rimasta allibita, sconvolta come tutti. Se si vive in Italia, bisogna accettarne anche tradizioni e cultura", ha detto la donna, spiegando che suo marito è arrivato in Italia quando aveva 15 anni e che lei vive nel nostro Paese da una decina di anni. "Siamo ortodossi. Nel momento in cui abbiamo scelto di vivere in questo Paese e di crescere qui i nostri figli per garantire loro un buon futuro, ci siamo assunti anche la responsabilità di accettarne la cultura. I nostri figli devono conoscerla, conoscere le tradizioni, perché è qui che vivono. Per noi ortodossi il Natale non cade il 25 dicembre ma il 7 gennaio; in casa, ormai, lo festeggiamo due volte", ha spiegato la donna, che ha due figli, una bambina che frequenta l’asilo nido e un bambino di 8 anni iscritto alla scuola primaria dove è scoppiato il caso.