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Dopo le polemiche, il parroco di Mercogliano usa il Natale per lanciare messaggi su preti donna, migranti e guerre
Il presepe diventa manifesto. È successo a Mercogliano, in provincia di Avellino, dove nella chiesa di Capocastello don Vitaliano Della Sala ha firmato l’ennesima rappresentazione destinata a far discutere. Nella grotta non c’è il tradizionale Gesù Bambino, ma “Gesù Bambin@”: una scelta simbolica che, attraverso l’uso della chiocciola – espediente grafico woke assimilato allo schwa – intende includere anche il genere femminile.
Non è un dettaglio casuale né un semplice esercizio linguistico. Durante l’omelia natalizia, poi rilanciata sui social, il sacerdote ha spiegato il senso dell’iniziativa con parole che intrecciano teologia, attualità e rivendicazioni sociali. “Quest’anno – ha riassunto sui suoi profili social - nasci anche donna, come quelle maltrattate, vendute, violentate. Ti incarni donna per indicare - a quei teologi che ancora dicono che siccome sei nato maschio, solo i maschi possono sentirsi chiamati al presbiterato - la strada che non discrimini più le donne che chiedono di poter essere preti; diventi uno di noi, un essere umano che, come te, Maria e Giuseppe, non trovano posto nell’alloggio che è il nostro Paese, l’Italia, e si arrangiano in una roulotte, mangiatoia del terzo millennio; nasci profugo come Te con Maria e Giuseppe, che foste migranti in Egitto”.






