Trade Republic ha nel nome una radice che richiama al trading. Alla compra vendita di azioni. Ma se si guarda bene la fintech tedesca ha una natura diversa. Uno scopo diverso. È un’azienda tecnologica con licenza bancaria. Una società nata nel boom della digital economy che ha come obiettivo soprattutto la gestione del risparmio privato. “Siamo un’azienda europea e il suo nome riflette la nostra ambizione di diventare un servizio bancario paneuropeo”, dice a Italian Tech Luca Carabetta, capo della divisione italiana della società, nominato a lo scorso luglio per di ampliare il mercato della fintech nella Penisola.
I nuovi investitori, anche in Italia. E i vecchi che confermano (come Peter Thiel)
La società ha annunciato mercoledì un riassetto finanziario che l’ha portata a valere 12,5 miliardi. 7,5 in più rispetto al 2022. Ha raccolto nuovi capitali, frutto non di un aumento ma di uno scambio sul mercato secondario: vecchi soci sono usciti, altri sono entrati. Tra i nuovi, Arnault e Lingotto (Exor). Tra i vecchi, che hanno confermato il proprio sostegno all’azienda, c’è Funder Founds di Peter Thiel, nome-icona della Silicon Valley, fondatore di Palantir, la società che più di tutte sta ridisegnando il mondo dell’innovazione e i suoi rapporti di forza con il potere politico sotto l’amministrazione Donald Trump. Non un fatto secondario. Dove si muove Thiel, qualcosa si muove in generale. E Trade Republic fa parte della rosa di società private che in questi anni sta cercando di risolvere problemi che gli stati centrali sembrano sempre meno in grado di risolvere. Uno su tutti, quello delle pensioni.












