Revolut e N26 sono le due fintech, o neobanks, più note e diffuse in Europa. In pochi anni hanno saputo conquistare milioni di clienti, anche in Italia, con le loro “app” che vengono utilizzate in gran parte per i pagamenti. Un servizio efficace e low cost che sta riscuotendo grande successo soprattutto tra la clientela giovanile.

La sfida

Per diventare delle grandi banche, però, dovranno riuscire a offrire con altrettanto successo ai propri clienti anche tutti i prodotti finanziari e creditizi proposti dagli istituti tradizionali. Sono concorrenti temibili? «Li rispetto per il lavoro che fanno - ha detto pochi giorni fa a IlSole24Ore Onur Genc, ceo del colosso bancario spagnolo Bbva - ma non li temiamo perché non hanno la capacità di offrire tutti i servizi bancari e di investimento. E soprattutto perché non hanno la reputazione che hanno banche come la nostra, che hanno una tradizione di oltre 100 anni di attività».

Il tema della reputazione della banca, e dunque della fiducia da parte dei clienti, è fondamentale per chi intende gestire i risparmi. Ma la reputazione è fondamentale anche nei confronti delle Autorità di Vigilanza. Finora non è stato affatto così, tanto che sia N26 che Revolut hanno più volte subito blocchi temporanei di alcune attività per carenze nei controlli, soprattutto in materia di antiriciclaggio.