Immaginate di investire i vostri risparmi in un fondo etico, convinti di contribuire a un futuro più verde, alla transizione energetica e al rispetto dei diritti umani. Scegliete quel prodotto finanziario proprio perché i gestori vi garantiscono che esclude settori controversi in contrasto con i vostri valori pacifisti. Salvo scoprire che parte del vostro denaro finisce a finanziare produttori di droni da combattimento, missili a lungo raggio o componenti per bombe usate attivamente in zone di guerra, come Gaza. Una clamorosa inchiesta internazionale, coordinata da VoxEUROPE e pubblicata da El País in Spagna, IRPI Media in Italia e Mediapart in Francia, documenta per la prima volta in modo sistematico come la Commissione europea abbia reso compatibile il settore della difesa e la finanza sostenibile.

L’indagine si basa sull’analisi incrociata di 3.037 fondi ESG, quelli venduti come ‘sostenibili’; dataset finanziari forniti dal London Stock Exchange Group; documenti interni dell’UE ottenuti tramite richieste di accesso agli atti e interviste a esperti del settore. Il cuore del meccanismo che ha permesso questo “sdoganamento” è il Regolamento europeo sulla trasparenza della finanza sostenibile (SFDR), entrato in vigore nel 2021. Progettato originariamente per orientare i capitali verso attività ecologicamente responsabili, il regolamento è rimasto volutamente “neutrale” sui settori economici ammissibili.