Con buona pace di Greta Thunberg, che non a caso ha corretto frettolosamente il tiro dedicandosi ad altre battaglie, il mondo sta cambiando. Tra guerre, crisi industriali e conti che non tornano i nobili ideali ambientalisti non sembrano più in cima alla lista delle proprità. Anzi, i colpi ben assestati dalla realtà dei fatti li stanno pian piano sgretolando. L’inversione di marcia sta arrivando anche nel mondo della finanza. E in particolare negli Etf (Exchange Traded Fund, fondi di investimento che replicano indici azionari). Dove la fuga dai prodotti green non è provocata da un cambio di ideologia ma, banalmente, dalla constatazione che non funzionano più. Ovvero non portano rendimenti.
Le performance della finanza eticamente sostenibile, per anni sbandierate come un grande valore aggiunto per chi voleva fare affari con la coscienza pulita, non tengono più il passo. Uno studio condotto dal comparatore JustEtf per MF-Milano Finanza mostra che, mettendo a confronto due fondi-indice sulle azioni globali, uno nella versione generalista e uno filtrato in base a parametri di sostenibilità, i rendimenti evidenziano il dominio incontrastato per i comparti senza filtri Esg. Risultato: solo nel secondo trimestre di quest’anno le società di gestione del risparmio hanno tolto l’acronimo buonista (Environmental, Social, and Governance) da ben 382 comparti.






