Un settore fuori moda. Bistrattato. Bollato da Donald Trump, davanti all’assemblea delle Nazioni Unite, come la «più grande truffa». Ha ragione il presidente Usa? Meglio puntare su altri titoli? L’interesse degli investitori istituzionali e le performance dei fondi specializzati sembrano dire altro. C’è una grande domanda potenziale di aziende che tagliano la CO2: 22mila miliardi di dollari secondo le stime della società di consulenza londinese Impactivise, a fronte di un’offerta che invece latita. A tre cifre poi i risultati dei fondi azionari, specializzati sul mercato Usa, definiti come sostenibili dalla metodologia Morningstar Sustainalytics: sul medio-lungo periodo battono prodotti simili che investono con meno sostenibilità.
A fronte dell’attenzione dei grandi fondi, i piccoli risparmiatori sembrano invece meno interessati agli strumenti finanziari green come emerge dai flussi di raccolta in calo a livello internazionale, soprattutto negli Stati Uniti.
Più domanda, meno offerta
L’Institutional Investors Group on Climate Change (Iigcc), sede a Londra, riunisce 400 tra i più grandi fondi pensione e gestori di patrimoni, in particolare europei. «Sulla base dei circa 76 mila miliardi di dollari di asset in gestione, o rappresentati, dagli investitori membri di Iigcc, stimiamo una domanda di circa 22 mila miliardi di dollari per azioni e obbligazioni corporate allineate a obiettivi climatici», spiega Fabrizio Palmucci, fondatore di Impactivise ed esperto di finanza climatica e asset management.






