La cesta natalizia ha rappresentato nel corso degli anni che furono un vero e proprio status e continua a mantenere, anche nel tempo dei regali telematici, un fascino e un prestigio unico. La si regala ancora oggi al professionista con cui bisogna sdebitarsi, dall’avvocato, al commercialista, al medico, ma anche per far bella figura con l’amico o parente caro. Non solo come contraltare di cortesia quindi, ma anche come regalo sentito che caldeggia l’opulenza a tavola in previsione di pasti pantagruelici.

Quel dono prestigioso e un po’ vintage

La mitica cesta, o cesto che dir si voglia, ha rappresentato, negli anni delle “megaditte” fantozziane, un porto sicuro per migliaia di dipendenti e fornitori, che al cospetto del dono epicureo, si sentivano riscaldati dal quel rassicurante tepore aziendale. Insomma, la cesta era, la cesta è. L’origine dell’agognato pacco dono è tutta italiana e si perde tra i meandri della storia. In principio erano le “sportule”: cesti intrecciati con foglie di sparto, riempiti di cibo e rami d’alloro per placare Saturno, dio dei raccolti. I Romani li offrivano durante i Saturnali, nel cuore dell’inverno, come gesto propiziatorio, legando l’atto del donare a quello del nutrire. Con l’avvento del cristianesimo la pratica si trasforma gradualmente e nel corso dei secoli approderà alla sintesi attuale.