mmaginate un settore che per oltre un secolo ha rappresentato il cuore pulsante dell'innovazione europea: l'industria automobilistica. Oggi, però, quel motore sembra incepparsi. La decisione presa ieri dalla Commissione Europea di ammorbidire gli obiettivi del Green Deal per le auto elettriche ha fatto notizia in tutto il continente, ma dietro i titoli si nasconde una realtà più complessa. In sintesi, Bruxelles ha offerto concessioni minime – proprio come la montagna che partorisce un topolino – a un'industria sotto pressione esistenziale, sperando che bastino a calmare le acque. Ma è davvero così?

La premessa

Per più di cento anni, l'Europa ha dominato il mondo delle quattro ruote. Un ecosistema da oltre mille miliardi di euro all'anno, con 13 milioni di posti di lavoro – circa il 7% dell'occupazione totale nel continente e oltre il 10% della manifattura. Pensate ai distretti ingegneristici, alle università, ai centri di design e ai brand iconici che hanno definito la mobilità moderna. L'auto europea non è solo tecnologia, efficienza e stile: è libertà. Libertà di movimento, di scelta, di connessione tra persone e territori, uno strumento democratico che ha unito classi sociali e culture.