Dal 3 novembre, chi entra nelle aule dell’Università di Padova, in via Belzoni, vale a dire oltre 2 mila tra studenti e studentesse di una ventina di corsi di studio, trova un nome inciso all’ingresso: Gregorio Ricci-Curbastro. Una nuova targa lo celebra come “Maestro del calcolo differenziale assoluto, professore a Padova: le sue idee hanno illuminato la Geometria e la Fisica moderna”. Non è un’intitolazione qualunque: l’Ateneo ha scelto uno dei suoi spazi più vissuti per ricordare, nel centenario della scomparsa, il matematico che introdusse il linguaggio matematico che ha permesso di cambiare il modo di pensare lo spazio e il tempo.
La cerimonia si è inserita nella due giorni “Le Geometrie di un Genio”, in cui studiosi di primo piano, Tazzioli, Dijkgraaf, Cogliati, Sangiorgi, Sauer, hanno ripercorso la vita e le opere di Ricci-Curbastro e del suo allievo Tullio Levi-Civita. Insieme posero le basi del calcolo tensoriale, il linguaggio matematico con cui Albert Einstein formulò la Relatività generale. Un legame, quello tra Einstein e Ricci, ricordato con forza da più relatori e testimoniato da documenti di famiglia.
Tra questi, il prof. Sangiorgi, bisnipote di Ricci-Curbastro, ha ricordato una lettera autografa che Einstein scrisse alla figlia del matematico, Letizia, il 25 aprile 1949, da Princeton, in cui si legge: “The important investigations of your father together with Levi Civita have helped me considerably in my work concerning the general theory of relativity”. Parole che raccontano meglio di qualsiasi retorica l’impronta lasciata dal matematico padovano sul lavoro e sul pensiero di Einstein.






