Mercoledì 17 i funerali, il docente universitario aveva 85 anni
Carlo Maria Becchi nel suo studio dell'Università di Genova, nel 2009
Genova – Il suo lavoro “è stato una pietra miliare”. Con queste parole, scolpite in una mail, il professor Steven Weinberg dell’Università del Texas, Premio Nobel nel 1979 per la Fisica, scriveva nel 2014 all’Università di Genova per sostenere la nomina a professore emerito, titolo onorifico che si concede a professori in pensione che abbiano particolarmente brillato, del suo collega Carlo Becchi: “Se fosse un professore in pensione della mia università non esiteremmo un istante a nominarlo emerito”.
Becchi, che è morto ieri mattina, a 85 anni, per le conseguenze di una lunga malattia, è stato ordinario di fisica teorica all’Università di Genova per quasi quarant’anni. Prima di ottenere la cattedra a Genova, nei primi anni Settanta, era stato al Centro di fisica teorica di Marsiglia ed è a quegli anni che risale la sua più grande scoperta, condivisa con i colleghi Alain Rouet, Raymond Stora e Igor Tyutin, della cosiddetta simmetria BRST - dalle iniziali dei loro cognomi - delle teorie di gauge: fondamentale, tra l’altro, per descrivere le particelle elementari e le loro interazioni. Per questo, nel 2009, aveva ricevuto l’Heinemann Prize, il premio che l’American Physical Society e l’American Institute for Physics conferiscono ogni anno, dal 1959, alla “migliore pubblicazione nel settore della fisica matematica”.






