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Ultimo aggiornamento: 15:23
Dei morti si dice sempre bene, ma ci possono essere eccezioni. Oggi è morto Antonino Zichichi, e di lui si può dire un gran bene. Ha fondato un centro di ricerca e divulgazione scientifica a Erice, sede di importanti eventi sulle diverse branche della scienza; ha dato contributi concreti alla fisica nucleare e subnucleare; negli anni Sessanta guidò gruppi di ricerca presso laboratori come il Cern di Ginevra e il Fermilab di Chicago, dove il suo team contribuì a osservare uno dei primi nuclei di antimateria, l’antideutone, confermando sperimentalmente che antiprotoni e antineutroni possono legarsi e formare strutture analoghe ai nuclei ordinari.
In tutta la sua carriera è stato professore emerito di Fisica all’Università di Bologna, ha firmato centinaia di pubblicazioni scientifiche e ricoperto incarichi di rilievo nelle comunità internazionali della fisica, tra cui la presidenza dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della World Federation of Scientists.
Nonostante questi contributi reali alla comprensione delle particelle elementari e delle forze fondamentali, da biologo che si interessa di evoluzione non posso non ricordare che Zichichi scrisse diversi articoli sull’evoluzione. Non su riviste scientifiche, però. Sui giornali. Uno con il titolo: L’evoluzione? non è una scienza. Per Zichichi la scienza parla col linguaggio della matematica e le sue affermazioni devono essere confermate sperimentalmente. Dato che non c’è l’equazione dell’evoluzione, e non c’è un esperimento che faccia originare una specie da un’altra specie, per lui l’evoluzione non è scienza.











