Fu il primo rettore dell'Università degli studi di Bari Aldo Moro, di cui per molti anni diresse la Clinica medica, nonché fondatore dell'istituto di Patologia speciale e Metodologia clinica, stimato endocrinologo. Ma fu anche fermo sostenitore di campagne eugenetiche e poi fra i firmatari del Manifesto della Razza del 1938, in piena aderenza con quello che era il suo credo politico: fascista. L'Uniba gli ha dedicato un capitolo del libro commemorativo presentato questa mattina, alla celebrazione del centenario della facoltà di Medicina e chirurgia. Proprio a quel Nicola Pende che oggi rappresenta una delle figure più controverse e scomode della storia accademica barese.

Antifascismo, a Bari stop a via Pende. L'Anpi: "Era una ferita aperta per tutta la città, ora via anche le altre onte"

di FERDINANDO PAPPALARDO

Nato a Noicattaro il 21 aprile 1880, Pende si laureò in Medicina a Roma nel 1903 e intraprese una brillante carriera accademica. Nel 1924 fu incaricato da Mussolini e Gentile di organizzare la nuova Università Adriatica di Bari, intitolata a Benito Mussolini, di cui fu il primo rettore. La sua opera scientifica nell'endocrinologia e nella biotipologia fu di indubbia rilevanza. Fondò l'Istituto di Biotipologia e Ortogenesi, sviluppò teorie sulla costituzione individuale e sul rapporto tra ghiandole endocrine e carattere. La sua fama di clinico superò i confini nazionali. Iscritto al Partito nazionale fascista fu nominato Senatore del Regno. In Italia l'endocrinologia di Pende divenne il fondamentale strumento delle politiche eugenetiche e demografiche del regime fascista. Parlava apertamente di "bonifica umana", di "bonifica delle stirpi". Teorizzava la selezione biologica della razza, l'eliminazione dei "degenerati" e ideò anche "terapie" per "curare" l'omosessualità.