Il pensiero e l’attività politica e di governo di Aldo Moro occupano un posto di rilievo nella storia della Repubblica, nata dalle ceneri del ventennio fascista e dalle devastazioni della seconda guerra mondiale e forgiata nella straordinaria stagione costituente che culminò nell’approvazione, a larghissima maggioranza, della nuova Costituzione.
La riflessione sulla figura dello statista di Maglie consente di ripercorrere i diversi ambiti della sua esperienza politica, istituzionale e culturale. Moro Costituente, Moro cattolico democratico, Moro leader politico, Moro meridionalista, Moro politico internazionale, sono le diverse tappe di questo cammino, attraverso le quali emerge il senso complessivo del suo ruolo nella storia del Paese. Ma nel suo pensiero e nella sua azione si possono trovare utili e significative indicazioni per il tempo, così difficile e complesso, che stiamo vivendo. Non si tratta di prevedere le scelte che Moro avrebbe potuto compiere oggi: sarebbe un errore grave, privo di fondamento e mosso solo da presunzione. Il valore del suo insegnamento è invece nei punti di riferimento che continua a offrirci per affrontare le sfide contemporanee.
Fu giovanissimo componente dell’Assemblea Costituente ed ebbe un ruolo centrale nell’intenso e appassionato lavoro di preparazione e discussione che portò alla nuova Carta costituzionale. Significativo fu l’apporto della sua vasta cultura giuridica, nella quale allo studioso di Diritto penale si univa l’apprezzato cultore di Filosofia del diritto. Moro visse da protagonista quella fase storica così esaltante nel gruppo dei cosiddetti “Professorini” democristiani con Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, Amintore Fanfani, Giorgio La Pira.







