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Ultimo aggiornamento: 8:06
Un nuovo studio ha messo in relazione l’esposizione alle particelle fini presenti nell’inquinamento atmosferico con alterazioni del sistema immunitario che spesso precedono lo sviluppo di malattie autoimmuni. I ricercatori della McGill University, analizzando dati provenienti dall’Ontario, in Canada, hanno rilevato che il particolato fine è associato a livelli più elevati di un biomarcatore legato a patologie autoimmuni, tra cui il lupus eritematoso sistemico. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Rheumatology.
“Queste evidenze aprono nuove prospettive per comprendere come l’inquinamento atmosferico possa innescare cambiamenti del sistema immunitario collegati alle malattie autoimmuni”, ha spiegato la professoressa Sasha Bernatsky, docente di Medicina presso la McGill University e membro del McGill Centre for Climate Change and Health. “Sappiamo che i fattori genetici hanno un ruolo, ma non sono sufficienti a spiegare l’intero quadro”.
Lo studio si inserisce in un filone di ricerche sempre più ampio che mostra come gli effetti dell’inquinamento atmosferico vadano ben oltre la salute cardiovascolare e respiratoria. Gli scienziati hanno analizzato campioni di sangue di oltre 3.500 partecipanti al progetto CanPath, un registro nazionale che include più di 400.000 canadesi provenienti dal Québec, dall’Ontario e da altre province. È emerso che livelli elevati di anticorpi antinucleo (ANA) erano più frequenti tra le persone residenti in aree con maggiori concentrazioni di particolato fine PM2.5.







