I giorni fatali hanno sempre un rovescio meno solenne. Le giornate “particolari”, come insegna il grande film di Ettore Scola, possono essere raccontate anche da due camere e cucina. Il 10 giugno del 1940 l’Italia entra in guerra, ma se non hai la radio in casa lo sai dalla gente che grida per le strade, o da un tricolore sventolato in piazza. Il 25 luglio del ’43 arriva anche in una piscina a cento metri da casa e attaccata alla riva – canale della Giudecca, Venezia. Il bambino che sguazza spia i discorsi dei grandi. Intuisce «un senso come di spaesamento, di disorientamento, al posto dell’abituale disciplinata ritualità» di una colonia estiva per i figli di famiglie “meno abbienti”.
Nelle pagine di Un’educazione veneziana (La Nave di Teseo) Mario Andreose, un protagonista della nostra editoria, costruisce una sorta di album – letteralmente – fatto di ricordi scritti alternati a tessere fotografiche, messe in dialogo intelligente, con ispirate e talvolta ironiche didascalie. Una “giovinezza illustrata”, che credo guardi affettuosamente al modello di un libro di Umberto Eco, grande amico di Andreose e più volte citato nel testo: La misteriosa fiamma della regina Loana. Scrittore pochissimo autobiografico, in quel librone carico di immagini e forse un po’ sottovalutato, Eco raccontava la giovinezza sua e di molti nati negli anni Trenta e Quaranta come un lungo corridoio di carta. Giornali, fumetti, libri. Così Andreose, nel capitolo “Prime letture”, ci mette di fronte la sua formazione, insieme, di figlio della lupa e di lettore del Corriere dei Piccoli.







