Dire auto ibrida non ha un significato preciso. Perché se fino ad una decina di anni fa ibrido era sinonimo di “Toyota” con la tecnologia portata al debutto prima dalla Prius e poi dalla compatta Yaris, oggi la situazione è drasticamente cambiata con tecnologie significativamente diverse.
I sistemi Mhev (Mild Hybrid Electric Vehicle) spesso battezzati “ibridi leggeri”, sono il primo step dell’elettrificazione. Nonostante non ci siano differenze a livello di omologazione, le versioni con tecnologia Mild Hybrid montano un impianto elettrico parallelo, alimentato da batterie a 12 o 48 Volt che lavorano insieme ad un motore elettrico di piccole dimensioni. Capace di recuperare energia durante le fasi di frenata, il sistema Mhev a 12 volt non è in grado di muovere in autonomia gli pneumatici ma fornisce energia durante la ripartenza del veicolo andando così a ridurre consumi ed emissioni inquinanti. Discorso diverso per le mild hybrid a 48 volt, ora capaci di muovere l’auto in modalità completamente elettrica per pochi chilometri.
Secondo step dell’elettrificazione vede la presenza dei modelli Hev (Hybrid Electric Vehicle), battezzate sempre più spesso come full hybrid, dove il motore elettrico funziona insieme a quello a combustione interna Ice (Internal Combustion Engine) ed è in grado di viaggiare al 100% in modalità elettrica per un maggior numero di chilometri rispetto alle ibride mild hybrid a 48 volt. Il motore elettrico contribuisce maggiormente a ridurre consumi ed emissioni rispetto ai sistemi Mhev ma occupa più spazio e comporta maggiori costi e peso. Le batterie si ricaricano nelle fasi di frenata e grazie alla presenza del motore termico, mentre non è presente una presa di corrente in grado di collegarsi alle stazioni di carica.







