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Ultimo aggiornamento: 15:46

Nelle chat criptate il suo pseudonimo di narcos era Fantasma. Nome a dir poco azzeccato visto che dal 25 novembre, data del blitz della Guardia di finanza di Milano, non si trova. E oggi Antonio Barbaro nato a Locri nel 1984 è ufficialmente latitante. L’ultimo uccel di bosco delle cosche di Platì, inseguito da un mandato di cattura per un enorme traffico di droga con il Sud America in collaborazione con altri appartenenti alle cosche dell’Aspromonte, tutte della famiglia Barbaro, chi del ramo Rosi, come Franco Barbaro e chi dei Nigri, come lo stesso Fantasma, ma tutti, comunque sia, riconducibili al ceppo iniziale del defunto superboss Francesco Barbaro detto U Castanu.

Nell’indagine SkyFall del pm antimafia Gianluca Prisco, il Fantasma è accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga con il ruolo di “promotore e organizzatore”. Inoltre, si legge nel capo d’imputazione, “coadiuvava Franco Barbaro nelle operazioni di importazione di stupefacente dall’estero partecipando alle decisioni relative alla fissazione del prezzo della sostanza, condivideva la cassa dell’associazione, e con Franco Barbaro effettuava in prima persona pagamenti dello stupefacente agli emissari dei cambisti in contatto con il fornitore Marjus Aliu”. Inoltre Barbaro il fantasma “partecipava alle importazioni di stupefacente del gruppo in qualità di investitore, acquistando stupefacente ad un prezzo di favore garantito dalla partecipazione all’associazione, aveva poteri decisionali e autonomia in riferimento alle quantità da vendere e al relativo prezzo, tenendo a tal fine contatti con esponenti di gruppi criminali acquirenti nonché, con riguardo alle disposizioni impartite a Bruno Trimboli magazziniere e Michele Portolesi punto di riferimento per la raccolta del denaro dei clienti”.