Nei mari dell’isola d’Ischia ci sono organismi che non se la passano troppo bene. E il motivo va ancora una volta ricercato nel cambiamento climatico, che si traduce in una progressiva acidificazione delle acque e nell’aumento della loro temperatura, sempre più “tropicale”.Le ultime osservate speciali, in ordine di tempo, sono le spugne, organismi a dire il vero noti per la loro resistenza e stabilità ecologica. I rischi sono molto concreti anche per loro, come dimostra uno studio condotto dai ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn e appena pubblicato sulla rivista “BMC Environmental Microbiome”. La ricerca, realizzata dal team dell’Ischia Marine Centre nell’ambito del progetto NBFC-PNRR, rivela infatti come le elevate temperature possano alterare profondamente il microbioma associato alle spugne, con conseguenze anche letali. Si tratta di organismi antichissimi e privi di veri organi, che ospitano al loro interno una ricchissima comunità microbica che può arrivare a rappresentare fino al 50% del loro volume. Una presenza non marginale, peraltro: i simbionti svolgono funzioni vitali, supportando la crescita, difendendo l’organismo, regolando il metabolismo.Ora, però, sembrano tempi difficili per una delle specie più comuni del Mediterraneo, Petrosia ficiformis.