Il mare che bagna Napoli è sempre più caldo e acidificato. Come del resto l’intero Mediterraneo, paga lo scotto della crisi climatica. Così, dal confronto con i dati storici della Stazione zoologica Anton Dohrn - che monitora le temperature del golfo dal 1984 - emerge un incremento di 1,5 gradi negli ultimi quarant’anni. Una tendenza preoccupante, che si traduce in profondi cambiamenti negli ecosistemi. Ne è testimone oculare il fotosub Marco Gargiulo, che ha documentato la metamorfosi dello scoglio del Vervece, un isolotto situato davanti Massa Lubrense. «Stiamo assistendo a un’ecatombe, con il declino delle margherite di mare lungo le pareti. - racconta - In diversi punti, a distanza di mesi, non ci sono più, altrove sono chiuse e sofferenti». E non se la passa bene neanche la Cladocora caespitosa, la cosiddetta madrepora a cuscino: rischia l’estinzione anche a causa del cambiamento climatico. «Le ondate di calore estive rischiano anche quest’anno di fare notevoli danni», conferma Roberto Danovaro, già presidente della Stazione zoologica Anton Dohrn, oggi docente di ecologia all’Università Politecnica delle Marche. «L’estate scorsa abbiamo registrato episodi di moria massiva anche di microalghe e cozze, l’innalzamento della temperatura del mare crea condizioni di invivibilità per diverse specie. Il 2024 si era chiuso, su scala globale, con temperature di 3 gradi sopra la media, le più alte di sempre». «Il punto - annota Nando Boero, già ordinario di zoologia alla Federico II ed ex presidente della Fondazione Dohrn - è che la zona riscaldata si è ampliata fino a profondità mai raggiunte in tempi recenti. Così anche nel nostro Tirreno specie ad affinità temperata, come le gorgonie, sono andate incontro a mortalità massive. Anche per questa estate le temperature si preannunciano sempre più alte, anche oltre i 30 gradi, e per più tempo». Condizioni che favoriscono il proliferare di specie aliene e tropicali: tra queste, sempre più stabili nel mare di Napoli Synalpheus africanus, il gambero pistolero africano, che deve il nome a chele che sembrano armi, e Pachygrapsus transversus, il granchio corridore trasverso. In attesa che arrivino anche il pesce palla maculato e il pesce scorpione. Così come è conseguenza del riscaldamento delle acque il boom di nidi di tartarughe marine in Campania, che per la biodiversità è una buona notizia: in realtà, però, salgono sempre più verso nord proprio per trovare temperature meno tropicali. E a misurare la “febbre” del Tirreno è anche Eleonora de Sabata, responsabile del progetto MedFever, che coinvolge subacquei volontari: «Abbiamo disseminato sensori-termometro nei nostri mari, fino a 50 metri di profondità - da Capri a Vico Equense, fino a Palinuro - e confrontiamo i dati con quelli storici della Dohrn. Il trend? Inesorabile».