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Ultimo aggiornamento: 14:04
Brindisi in palestra, fetta di panettone all’uscita dell’asilo, bicchierata tra parenti dal secondo grado in giù, i non ammessi alla tavolata della Vigilia.
Nelle settimane pre-natalizie si respira un’aria da lavoro straordinario, si addensano nei calendari già saturi appuntamenti a cui non poter dire “grazie ma no, grazie”. Organizzate come occasioni di svago, le festicciole di irritante non hanno solo il nome, anche le dinamiche di relazione. Nei fatti non sono aperitivi, ma piccoli riti di socializzazione forzata. La peggiore: la festa di Natale aziendale.
La maggior parte del personale spesso preferirebbe due ore libere in più al tiepido brindisi tra le scrivanie con il ronzio dei computer ancora accesi, l’aria consumata di una intera giornata in ufficio, l’illuminazione al neon su berretti rossi con il pon pon di plastica bianca. Purtroppo, nonostante il pandoro artigianale come trend comanda, la festa aziendale di dicembre rischia di somigliare a un teatrino di sorrisi stanchi e tirati a metà tra una puntata di “The Office” e un film di Kaurismaki. Certo, non sempre.









