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Ultimo aggiornamento: 13:38
Giovedì nascerà il comitato unico del “Sì” al referendum sulla separazione delle carriere coordinato da Palazzo Chigi e voluto dalla maggioranza, ma dovrà affrontare subito un problema: come sostenerlo economicamente. Una questione che in queste ore sta provocando tensioni all’interno dei partiti che sostengono il governo Meloni: Fratelli d’Italia ha chiesto a Lega e Forza Italia di mettere una parte dei fondi, ma questi ultimi si stanno opponendo. Allora ai vertici del partito di Giorgia Meloni si è pensato di allargare il contributo: non più un sostegno diretto dei partiti ma micro-donazioni chieste ai parlamentari di maggioranza che dovrebbero versare una piccola quota per il comitato come fanno mensilmente ai propri gruppi. Ma anche gli eletti, secondo due fonti a conoscenza della questione, non sembrano avere intenzione di farlo.
Secondo la legge, infatti, i comitati referendari hanno diritto al rimborso delle spese di un euro per ogni firma presentata in Cassazione. Ma in questo caso il quesito è stato approvato dopo la raccolta di 80 sottoscrizioni dei parlamentari della maggioranza per accelerare le procedure di voto ma, allo stesso tempo, rinunciando ai rimborsi. I responsabili dei social e della comunicazione di Fratelli d’Italia alla prima riunione coi responsabili del “Sì” a via della Scrofa avevano spiegato che per impostare una campagna con spot, card e pubblicità ogni partito avrebbe dovuto mettere una quota di finanziamenti. Una sorta di contributo per la cassa comune.







